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Assurance ESG: un'opportunità per trasparenza e fiducia.

Instaurare fiducia rispetto alle pratiche ambientali, sociali e di governance (ESG) è reso complicato dal ritmo dei cambiamenti dei requisiti di reporting, con enormi variazioni a livello regionale e aziendale.

Gli specialisti di brand assurance come LRQA sono all'avanguardia nel soddisfare standard, linee guida e "best practice" in grado di aiutare le aziende a proteggersi dalle normative in costante evoluzione.

Dimostrare in concreto le buone intenzioni

Clienti, dipendenti e investitori stanno focalizzando sempre più l'attenzione sui criteri ESG quando adottano decisioni rispetto alle aziende con cui collaborare. Il crescente interessamento di azionisti e consumatori, combinato alle nuove regolamentazioni che vengono proposte, fa sì che non sia più sufficiente semplicemente dichiarare quali sono le proprie ambizioni o buone intenzioni.

La sfida è invece proprio quella di dimostrare agli stakeholder che le politiche e le iniziative si traducono in azioni significative e hanno un impatto su tutto il business plan e su tutta la supply chain dell'azienda. I brand che riescono a farlo hanno l'opportunità di fidelizzare clienti e stakeholder, guadagnarsi il sostegno da parte del pubblico e ottenere un vantaggio competitivo che durerà nel lungo periodo.

Definire gli standard

La posta in gioco è la fiducia, probabilmente l'asset più importante di qualsiasi azienda o brand.
E per creare fiducia, la validazione di dati e obiettivi da parte di una terza parte è essenziale. Costruire la credibilità tramite l'assurance indipendente può supportare le organizzazioni nel dar prova del loro impegno tramite un monitoraggio aperto dei progressi rispetto ai propri obiettivi e valori.
Gli standard stabiliti da enti terzi, come ISO, sono da tempo considerati segni di fiducia e integrità. Nel mondo della sostenibilità, gli standard di verifica e assurance, come GHG Protocol WBCSD/WRI, ISO 14064, SASB, SMETA e TCFD, sono ampiamente riconosciuti dagli investitori e dagli stakeholder e supportano la raffrontabilità e la trasparenza dei dati ESG divulgati.

Il problema dell'assurance di una più ampia strategia ESG è dato dal fatto che le questioni materiali sono così diversificate, anche all'interno di uno stesso settore, che non vi sono standard riconosciuti a livello globale per molti dei requisiti. In effetti, il dibattito sulla definizione del termine "sostenibile", su quali misure di "ambientale" siano da monitorare e su quale specifica responsabilità "sociale" sia da includere è particolarmente aperto a livello internazionale. In che modo allora le aziende possono valutare le loro performance rispetto a benchmark solidi?

Progressi non uniformi

I progressi più rapidi si stanno registrando nell'ambito del monitoraggio del carbonio, con sforzi per raggiungere un accordo sulla misurazione e sugli obiettivi in occasione delle conferenze sul cambiamento climatico dell'ONU e guidati da organizzazioni come CDP, un ente no-profit, che gestisce il sistema di pubblicazione dei dati ambientali di aziende, città, stati e regioni a livello mondiale.

Nel corso della COP26 in Scozia, è stato lanciato l'International Sustainability Standards Board (ISSB), un ente privato indipendente che sviluppa e approva i IFRS Sustainability Disclosure Standards. Questo favorirà senza dubbio la trasparenza della rendicontazione, ma, come notato da molti osservatori, ad esempio da Jason Saul, Executive Director del Center for Impact Sciences presso l'Università di Chicago, molta dell'attenzione sulle performance ESG è stata posta finora sui risultati che sono più facili da misurare e quantificare per il mondo finanziario.

Quando invece si tratta di impatto sociale e ambientale, vi sono molte attività e misurazioni che vanno oltre i semplici dati contabili e che includono salute e sicurezza, benessere e approvvigionamento responsabile. Non si tratta di una questione di mera compliance. Molte aziende portano avanti politiche e comportamenti che influiscono positivamente sulle vite delle persone e sull'ambiente. Sono queste azioni che contribuiscono in misura maggiore a definire gli obiettivi del brand e a favorire il vantaggio competitivo e la crescita aziendale. Tuttavia, questi impatti sociali non sono spesso misurati in maniera approfondita dai dati ESG. Il fattore "S" è di fatto trascurato.

Definire i valori

Le aziende si trovano in fasi diverse del loro "percorso" verso l'ESG e non esiste una soluzione valida per tutte. In assenza di un'armonizzazione globale, le aziende possono cercare l'assurance formando partnership con provider esterni esperti.

È possibile dunque sviluppare standard che riflettono i valori dichiarati di un'organizzazione e la posizione della stessa nel percorso verso la sostenibilità, con i progressi fatti oggetto di audit rispetto a dati di riferimento definiti in linea con le politiche dell'azienda stessa. Lavorare sulla base di tale misure ed essere soggetti a audit indipendente rispetto ad esse consente di monitorare, comprendere e gestire meglio le performance. Assicura che gli sforzi siano diretti verso quelle aree dell'azienda in cui avranno il maggiore impatto positivo.

Gli standard e l'assurance indipendente non sono preziosi solo per gli stakeholder esterni. Consentono in effetti alle aziende di avere visibilità sui propri fornitori e subappaltatori fino in fondo alla catena. Rappresentano inoltre un'occasione per dar prova di un impatto positivo e di una leadership più ampi, che vanno oltre la responsabilità immediata dell'organizzazione, e allo stesso tempo per instaurare rapporti più solidi con i fornitori e definire metodi più agili per ottenere qualità e controllo.

A prova di regolamentazioni future

Le aziende che riescono mettere in piedi un robusto sistema di auditing rispetto ai criteri ESG saranno ben posizionate addirittura per anticipare le nuove regolamentazioni, anziché doversi modellare per reagire a queste. Un buon esempio è la proposta di direttiva dell'UE sulla due diligence obbligatoria in tema di diritti umani e ambiente lungo le intere catene di valore globali. Secondo la proposta di direttiva, la mancata conformità potrebbe tradursi in sanzioni elevate per le aziende e i loro vertici oltre che includere la responsabilità civile, in modo da consentire alle vittime di citare in giudizio le aziende in caso di danni risultati dal mancato rispetto degli obblighi di due diligence.

Si ottiene un riscontro molto maggiore a livello di immagine nell'anticipare tali iniziative, mentre sono ancora agli stadi iniziali, dando prova di un comportamento proattivo e lasciando che gli altri si limitino a seguire l'esempio. Progettare e adattare i programmi di assurance sulla base delle conoscenze dei cambiamenti a livello di politica internazionale che gli esperti possono mettere a disposizione proteggerà questi investimenti nell'immagine aziendale anche nel momento in cui le autorità di regolamentazione vi intervengono e i concorrenti si allineano.

Non lasciare niente al caso

Per assicurarsi tutti i vantaggi, le aziende che desiderano ottenere il massimo ritorno dai propri investimenti in ESG devono definire fin da subito dei metodi robusti di misurazione e assurance. L'alternativa è limitarsi a reagire, ovvero vedersi imporre le mosse da fare dalle regolamentazioni, rischiando danni di immagine e dovendo così "giocare a rincorrere" per restare competitivi in un mondo sempre più attento ai criteri ESG.

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